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Esposizione al caldo: il vero tema non sono le ordinanze, ma la valutazione del rischio.

  • Immagine del redattore: Cast Informatica Srl
    Cast Informatica Srl
  • 26 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

Ogni estate assistiamo allo stesso scenario: temperature record, ordinanze regionali che limitano le attività nelle ore più calde e aziende che cercano di capire cosa fare.


Le ordinanze sono uno strumento importante. Richiamano l'attenzione su un rischio reale e, in alcuni casi, introducono divieti precisi. Ma è fondamentale ricordare un principio: non sostituiscono gli obblighi previsti dal D.Lgs. 81/2008.


L'art. 28 è molto chiaro: il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi presenti nella propria organizzazione. Tra questi rientra a pieno titolo anche il rischio MICROCLIMATICO.


Per questo motivo non possiamo pensare che la gestione del caldo si esaurisca nel rispetto di una fascia oraria o nella consultazione quotidiana di una mappa meteo.


Una corretta valutazione deve considerare numerosi fattori:

• temperatura, umidità e radiazione solare;

• intensità dell'attività fisica svolta;

• abbigliamento e DPI indossati;

• caratteristiche individuali dei lavoratori;

• durata dell'esposizione;

• condizioni specifiche del luogo di lavoro, sia outdoor che indoor.


È un errore pensare che il rischio riguardi esclusivamente edilizia, agricoltura e logistica.


Anche manutentori, impiantisti, tecnici delle telecomunicazioni, operatori ecologici, addetti alla raccolta rifiuti, personale aeroportuale, magazzini non climatizzati, reparti produttivi e numerose attività industriali possono essere esposti a condizioni di stress termico elevate.



Tra le principali misure organizzative troviamo:


✔ pianificazione delle lavorazioni nelle ore più fresche;

✔ pause programmate in aree ombreggiate o climatizzate;

✔ disponibilità costante di acqua e corretto protocollo di idratazione;

✔ informazione e formazione specifica sui sintomi dello stress da calore;

✔ sorveglianza sanitaria per i soggetti maggiormente suscettibili;

✔ utilizzo di strumenti previsionali come Worklimate, integrati però nella valutazione aziendale e non utilizzati come unico criterio decisionale.


Inoltre, il lavoratore deve essere in grado di riconoscere tempestivamente i segnali di disidratazione, esaurimento da calore e colpo di calore, sia su sé stesso sia sui colleghi. La consapevolezza rimane una delle misure preventive più efficaci.


Le ordinanze regionali sono certamente utili perché aumentano l'attenzione sul tema. Ma il vero salto di qualità si realizza quando il rischio caldo viene gestito come qualsiasi altro rischio professionale: attraverso una valutazione tecnica, misure organizzative efficaci e un reale coinvolgimento di tutta l'organizzazione.


La sicurezza non può essere stagionale.


Deve essere pianificata, valutata e gestita ogni giorno.



 
 
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