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Perché indaghiamo davvero dopo un infortunio?

  • Immagine del redattore: SEO & Partners
    SEO & Partners
  • 29 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Ogni volta che si verifica un infortunio sul lavoro, l’organizzazione attiva immediatamente un’indagine. Si raccolgono testimonianze, si analizzano procedure, si ricostruiscono sequenze operative, si cercano responsabilità e cause.


Ma la domanda più importante spesso resta sullo sfondo:

stiamo cercando di capire davvero cosa è successo oppure stiamo cercando una spiegazione rapida che ci faccia sentire nuovamente “in controllo”?


Nel mondo della salute e sicurezza sul lavoro siamo abituati a ragionare in termini di conformità, procedure e rispetto delle regole. Questo approccio ha avuto un ruolo fondamentale nella riduzione di molti rischi noti. Tuttavia, nei contesti organizzativi complessi, gli incidenti raramente nascono da una singola causa lineare.


Molto più spesso sono il risultato di:

- adattamenti continui alle condizioni reali;

- pressioni operative;

- vincoli di tempo;

- obiettivi produttivi;

- comunicazioni incomplete;

- variabilità organizzativa;

- compromessi quotidiani che permettono al sistema di funzionare.


Ed è proprio qui che entra in gioco uno dei limiti più diffusi nelle indagini sugli infortuni: la ricerca immediata dell'errore umano”.


Attribuire l’evento a una disattenzione o a un comportamento errato offre una risposta semplice, immediata e facilmente comunicabile.


Ma fermarsi lì significa spesso interrompere il processo di apprendimento.


Perché ogni azione, anche quella che a posteriori appare sbagliata, nel momento in cui è stata compiuta aveva un senso per chi la stava eseguendo.


Dopo un incidente siamo tutti influenzati dal cosiddetto hindsight bias, il “SENNO DI POI”: una volta noto il finale della storia, tutto sembra improvvisamente prevedibile.


I segnali diventano “evidenti”, le anomalie “ovvie”, le decisioni “inspiegabili”.


Ma chi operava in quel momento non conosceva ancora l’esito.


Per questo una vera cultura della sicurezza non dovrebbe limitarsi a chiedere:

❌ “Chi ha sbagliato?”

ma dovrebbe iniziare a chiedersi:

✅ “Quali condizioni hanno reso plausibile quella scelta?”

Questo cambio di prospettiva è fondamentale.


Indagare un infortunio, quindi, non significa soltanto ricostruire una dinamica.

SIGNIFICA comprendere come il lavoro viene realmente svolto, al di là delle procedure scritte.

SIGNIFICA creare un ambiente in cui chi opera possa contribuire all’apprendimento organizzativo senza percepire l’indagine come un processo di colpevolizzazione.


Per chi si occupa di sicurezza, questo rappresenta probabilmente uno dei cambiamenti più importanti dei prossimi anni:

- non limitarsi a verificare la conformità, ma sviluppare la capacità di comprendere la complessità reale del lavoro.


Perché la vera domanda, alla fine, non è soltanto:

“Siamo davvero disposti a capire come funzionano le cose quando tutto sembra funzionare bene?”



 
 
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